ROBERT SCHUMANN E' INTERNATO
E' nel momento che sono diventato più importante che un grande artista
quello che m'attorniava non ha tenuto.
Mi sono gettato nel Reno, è un po' bestiale il mitico,
volevo annegare in un fiume sacro.
Mi hanno ripescato, e ci sono dei giorni dove mi credo curato.
Vivo solo attorniato da elementi pittoreschi, è appena l'inizio della nuova età
Disseminati in un Tibet di cui l'arte non ha frontiera,
dei magi meglio amati che il maestro Robert Schumann
di cui la povera Clara è diventata folle
scoltandolo cantare la nuova realtà
senza mettersi al piano o scrivere della musica.
Avrei potuto restare nel Reno e trovarci le chiavi
del nuovo universo, l'acqua non è folle, la vita m'ha
rigettato verso la vita, ma sono lanciato bagnato
evoco il fondo del Reno in mio aiuto,
sono forte adesso, mi tuffo di meglio in meglio,
di già i muri, i tavoli cedono, delle alghe, delle
rocce glauche mi celebrano, ascolto subito i canti,
che fanno arrossire ogni solfeggio, delle verità a voce
delle ragazze senza genitori, dei bagliori di creazione da fare impallidire
i più sapienti dei generali dell'armata, dei voti su un milione,
del dolce consiglio.
Più ingrananti che il più irrazionale degli ordini degli auguri di movimenti,
auguri o descrizioni, auguri chiari, descrizioni confuse di simboli,
al fondo del Reno io plano sopra le nuvole,
scopro la terra come un uccello gigante,
discendo, appaio al consiglio dei magi, che vola più alto, è un gioco,
non è più la guerra, noi decidiamo, noi facciamo rivoltare la terra
con il nostro più piccolo dito,
Sarastro, Delira Azrael il rosso e Schumann
il divino Schumann il maggior eletto
dei patriarchi grande cacciatore davanti l'eterno Dio lo vuole,
Ordinatore, Castoro, ragno, polipodo architetto,
artefice d'emozioni, precursore in atto,
cancelliere della grande potenza diabolica,
mestro assolato nel suo stesso pancione, maestro assoluto dei viaggiatori
fiammeggianti che montano e discendono,
grande Tedesco, consigliere del nord
amante di tutte le afriche, corista d'Astaroth, Belluaire de belial
cantante nelle indie, e senza musica, senza musica.
Assolutamente senza musica.
Ah la musica, ah quello che mi si dice della musica
nelle visite che ricevo
vengono a succhiare il compositore,
il cane serio, il direttore del buon giornale.
Oh, i demoni villani che seguono queste visite
che la sappiano la mia sporca opera,
Robert Schumann non è più che un canto di povera giovane fanciulla,
che detesta questi valzerini, gli si dice " come sono belli i vostri sogni" ah!
i vostri trucchi, i vostri carnevali,
La Clara preferiva le sue fughe
ed è il pomeriggio che cede la piccola Gretchen,
e che la si fugga e che la si fugga dai piani del peso,
alla tedesca, ah, questo,
Signore, che maestro quando fugge, si dice pure che va meglio…
Io non sono Robert Schumann, io non sono un canto di giovane fanciulla,
io non sono una fuga e ho compreso, Orfeo, devo disprezzare la mia cetra
e passare, passare la più preziosa delle nudità,
la mia a qualche uccello profeta
del Tibet, essere maestro Robert Schumann
dimenticando tutta la musica cercando
che si snerva ancora dei miei piccoli canti,
si è il grande musicista come si è il consigliere aulico
la borghesia vive di musica sapiente (da saggi) come i suoi atti notarili,
i qualche piccoli secondi che ho passato nel Reno
quando i buoni ordinati dispiegavano i loro strumenti numerati
questo sacro battesimo snervato mi ha sbarazzato dei notai
(di tutti i notai), dei quarti e sesti alterati, dei doppi canoni,
dei temi rivoltati delle strette, delle cabalette, degli arpeggi modulati…,
la prigione di tutti questi amori seduti nelle poltrone,
di questi felici Robert Schumann amatori di humouresco io la fracasso,
io non sono il loro pellicano,
io non ho delirato per vedere la mia anima incatenata,
il mio corpo si diverte il mmio manicomio diventa un trono,
libertà, genio senza gli altri, evasione lontana dalle evasioni concepite,
divento fiero come uno stratega che lascia i suoi disegni
per montare in testa all'attacco;
io sono infine che non si sa per chi,
ho lasciato il mio piano alla buona Clara e la mia anche.
E si parla troppo di me io sognerò questo pseudonimo
io firmero Schmidt, Blum o Zarathustra
ma sopratutto no Robert Schumann questo nome comico.
Io non sono il diciannovesimo secolo, "una musica per l'avvenire"?
I tempi si muovono, che diventanon i tempi,
che dicono di vero ora gli orologi?
I calendari mi fanno ridere, colui che non ne ride è no
se esistono ancora degli stupidi fuori gli amatori di musica
se la nuova verità non esplode dappertutto,
se i miei titoli nuovi non sono già celebrati in dei paesi lontani
preparati dalle loro carovane
se il mio paese malgrado la sua elevazione
persiste a negligere la mia altezza di profeta
fino ai messaggi stranieri come il bel pianeta
si pena naturalmente degli eletti
quando passano le voci che ordinano la terra l'esmeralda fiorente
e che la fine dei tempi spirale d'eterno
così rigiocare l'Uccello Profeta
amo molto l'uccello profeta, non voi
e una musica che mi tocca, e sono io l'uccello ora.
La mia gabbia è grigia e le mie piume sono splendenti,
altri uccelli mi chiamano e parlano alle macchine
hanno talvolta delle ferrovie,
dei battelli a ruota che possono passare sul Reno dove mi sono gettato,
il Reno non è più un fiume sacro
da quando un uomo civilizzato può divenire uccello profeta.
Io l'ho detto al dottore: " I miei amici vanno a parlare".
I tibetani sono lontani, ma i danesi decidono.
Si è interessato pieno di diplomazia:
"Nessuno è profeta nel suo paese senza dubbio",
mi ha risposto tagliando la mia tesi, e mi hanno chiamato per mangiare.
Ecco. Robert Schumann è internato.

Anonimo (da un manicomio)